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Aspetti sociologici del cambiamento organizzativo

“Ha ancora senso continuare a ragionare in termini organizzativi in un mondo nel quale si rischia “di essere risucchiati da un vortice in cui tutte le realtà e tutti i valori sono annullati, esplosi, decomposti?” L’organizzazione, sotto il peso delle risorse più immateriali, rischia di sbriciolarsi o di rendersi invisibile agli occhi più conservatori dietro le resistenze culturali che l’organizzazione oppone al cambiamento. A dispetto della trasformazione, i processi di organizing, mantengono intatta la loro missione fondativa di una società, considerata nella sua interezza. Come può un manager efficiente anticipare il momento del cambiamento e renderlo meno traumatico per i lavoratori? È possibile isolare l’influenza dell’ambiente attraverso la gestione emotiva?”.

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Le scienze e la filosofia contemporanee, soprattutto in seguito agli sviluppi della biologia e della cibernetica, hanno proposto un modello di spiegazione dei fenomeni umani, sociali e tecnologici che ne sottolinea le complesse e vastissime influenze reciproche, rispetto allo schema classico che individuava rapporti semplici di causa ed effetto. La contrapposizione fra spiegazioni “lineari” (il fenomeno A causa il fenomeno B) e spiegazioni “circolari” (il fenomeno A e il fenomeno B costituiscono un insieme organizzato, all’interno del quale sia l’uno sia l’altro sono, di volta in volta e reciprocamente, causa di qualche effetto) è stato peculiare della teoria dei sistemi. Con l’approccio sistemico lo studio dei fenomeni organizzativi avviene in un ottica globale, mediante l’analisi di tutti gli aspetti, e le relazioni tra gli elementi del sistema, secondo, appunto, un modello di applicazione cibernetico. Un sistema, quindi, costituito da un insieme di parti tra loro in relazione. E queste parti, sono anch’esse, unità e sistemi. Ogni sistema è inserito in un altro sistema di ordine superiore, e quando un sistema riceve dall’ambiente esterno energie e informazioni che le restituisce sotto forma di prodotti, questo viene denominato “ sistema aperto”. L’approccio sistemico permette di pensare all’organizzazione aziendale in termini nuovi, mentre finora esso veniva considerata un sistema chiuso. Un sistema sociale autosufficiente ed indipendente dalla realtà esterna che tende al mantenimento delle status quo e che attua una chiusura verso le esigenze di cambiamento è destinato a morire. Quindi, il ruolo del manager diventa quello di convogliare le energie emotive del lavoratore verso il nuovo contesto. Il lavoratore diviene così di importanza fondamentale, in quanto componente attiva dell’organizzazione del lavoro, potendo intervenire sulle decisioni e nella esecuzione dei compiti, nonché ampliando le proprie responsabilità e la propria autonomia. Il lavoratore si rivela il fondamentale attore sociale dell’organizzazione, pur essendo il manager colui che ne convoglia l’energia emotiva.

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