Log in

Funzione immortale

Dave è un giovane impiegato di banca, sposato con Lilian e padre di un bimbo di nome Samuel. Senza un motivo apparente si ritroverà catapultato in una realtà terrificante e surreale, dove ricordare sarà l’unica possibile via di fuga. Michael e Josh sono due soccorritori della locale sede del 911 in servizio ambulanza di un giorno che ricorderanno per sempre nella loro vita. Tutto ha inizio con la neve, nel silenzio di un campo incolto in mezzo alla campagna. da qui le storie dei protagonisti si intrecceranno più volte, scandite dal continuo mutare di emozionii e sentimenti, reali registi delle nostre azioni e filo conduttore di ogni scelta che ogniuno di noi è costretto a fare. Un thriller psicologico dove il lettore non può fare a meno di immedesimarsi nei protagonisti, nella continua ed estenuante lotta per il raggiungimento degli obbiettivi da noi ritenuti principali, inconsapevoli di quanto realmente stia accadendo per libero arbitrio e quanto invece imposto dalla funzione immortale che ci governa.

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...

Book in pills

Faceva freddo, questa era l’unica sensazione che in questo momento Dave riusciva a provare, rimase immobile qualche interminabile minuto a chiedersi dove fosse, poi riuscì ad aprire gli occhi, prima uno poi l’altro; l’unica cosa che poteva ora vedere a pochi centimetri dal suo naso era un muro bianco e sfocato; nessuna voce e nessun rumore giungeva alle sue orecchie, il silenzio era quasi assordante; l’unica sensazione reale inequivocabile era il freddo che lo avvolgeva. Tirò un sospiro rapido e violento, riuscì a muovere il corpo scompostamente, un movimento scattoso, quasi involontario, girò lentamente la testa e riuscì a gettare lo sguardo più in la, era notte, ma si rese conto di essere disteso in un campo a pancia in sotto nella neve. La luce era fioca, l’area circostante era illuminata da una pallida Luna a tre quarti, i rumori erano ancora assenti; iniziò a fatica a piegare le ginocchia per sgranchire le articolazioni quasi congelate, poi passò alle dita delle mani e alle braccia, finalmente riuscì a farsi forza e ruotò il busto su un lato, restò fermo per qualche minuto sorreggendosi con un pugno piantato a terra, cercando di capire se aveva dolore da qualche parte, ma tutto sembrava al suo posto, nessun trauma apparente, solo tanto freddo e la testa pesante come se avesse qualche linea di febbre. Si alzò seduto e si scrollò la neve dai vestiti che ormai erano zuppi d’acqua, poggiò le mani ai fianchi e iniziò a studiare l’ambiente che lo circondava per capire dove si trovasse, era qualche metro all’interno di un campo innevato, dietro alle sue spalle vide subito una luce arancio lampeggiare, si massaggiò le palpebre come appena svegli dopo un lungo sonno, poi strinse gli occhi per focalizzare lo sguardo in quella direzione; l’oggetto iniziò a prendere una forma ben precisa, era la sua auto, ferma a lato di una strada di campagna; aveva la portiera sinistra aperta e la freccia destra inserita, fece un ennesimo sforzo, riuscì ad alzarsi dapprima sulle ginocchia, poi in piedi e ciondolante iniziò a camminare lentamente verso il veicolo affondando le scarpe nella neve. Arrivato a pochi passi dall’auto vide davanti ad essa un airone apparentemente morto. L’auto aveva il paraurti ammaccato, doveva aver investito l’animale poco prima, ma non si spiegava ancora cosa ci facesse disteso nella neve ad una decina di metri dall’auto privo di sensi. Risalì sul mezzo, le chiavi erano ancora inserite nel quadro, le girò e lo avviò senza problemi. Tolse la freccia e ingranò la marcia, partì e passò senza curarsene sopra all’airone morto. Percorse una decina di metri, buttò poi lo sguardo nello specchio retrovisore e vide appoggiato sul sedile posteriore uno zainetto da scolaro. «Samuel!» Inchiodò di colpo urlando il nome di suo figlio; aprì la portiera, scaltò giu dall’auto ancora accesa e corse indietro, raggiunse il cadavere dell’airone e iniziò a cercare lì attorno le tracce del figlio, nulla, si inoltrò di nuovo nel campo innevato, ma le uniche impronte visibili erano le sue, riuscì a mantenere la calma e cercò il cellulare nelle tasche della giacca, lo trovò e chiamò a casa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Log in or Sign Up