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Per Francesco Bonvicini la piccola editoria scommette ancora sull’autore

Ringraziamo Francesco Bonvicini per l’intervista che potete leggere di seguito. Francesco è uno scrittore esordiente, autore di Sangue sul Reno, facente parte della saga “Sangue su Colonia“, edito da Pegasus Edition.

Perché scrivere un libro?

Non c’è una ragione precisa, poiché ognuno di noi ne ha una sua personale, valida o meno. Personalmente, ho cercato (e sto cercando) di fare necessità virtù. Una sera, frugando nella cartella “Documenti” del mio PC, ho riscoperto alcuni documenti Word contenenti tentativi passati e presto abortiti. Ho sempre amato il genere giallo e la Germania e, notando che in Italia i giallisti tedeschi non sono tradotti (personalmente non considero Ferdinand Von Schirach un giallista, ma uno scrittore di nicchia), ho deciso di provarci io. Senza sperarci, ho contattato la Polizia di Colonia per avere informazioni di ogni genere, codice penale compreso e ho ottenuto risposta! La collaborazione dura tutt’ora. Da questi eventi è nato il mio primo libro.

Quali sono le difficoltà della pubblicazione?

Le difficoltà della pubblicazione risiedono nel fatto che non è chiaro cosa vogliano gli editori di oggi. Tanto per fare qualche esempio, non capisco perché Salani abbia abbandonato la pubblicazione dei romanzi di Sue Grafton a favore di Pippi Calzelunghe e de “Il ritorno di Pinocchio”. Stesso discorso per Piemme e Alexandra Marinina, e per Longanesi e Patrick Robinson. E’ anche vero che i grandi scrittori sono morti o producono pochissimo, quindi le case editrici devono per forza scendere a compromessi, sebbene sia difficile indovinare quali politiche stiano effettivamente seguendo. Inserirsi in questo mondo è quindi difficoltoso e richiede molta energia.

Trovi che l’editoria sia alla ricerca di contenuti di qualità o commerciali?

Oggi come oggi, totalmente commerciale sia per la difficoltà di reperire grandi scrittori o farli diventare tali sia per la necessità di una “vendita facile”. Con tutto il rispetto, uno come Francesco Totti, grande calciatore, è difficile immaginarselo con una penna in mano. Però “er pupone” fa immagine e la sua si vende benissimo. Lo stesso vale per i vari ricettari tanto in voga. E lo stesso vale per scrittori come Federico Moccia. Fa presa sui giovani e sui giovanissimi ma, come dichiarò una critica letteraria in un’intervista rilasciata al grande Romano Battaglia al Caffè La Versiliana, “scrive male”.

Come si vende un libro, vendendo il contenuto o il personaggio-autore?

L’immagine è tutto, sebbene io sia favorevole al ritorno ai contenuti. Nei miei romanzi non esiste “un” protagonista unico, ma una squadra di poliziotti, ognuno con la sua psicologia e le sue capacità, un po’ come illustri colleghi come Ed McBain e Alexandra Marinina hanno fatto. E, al pari loro, ho cercato di rendere protagonista non tanto le persone, ma l’ambientazione. L’imprecisata Città di McBain, Mosca e la Russia in generale la Marinina e io, nel mio piccolo, Colonia. Personalmente non mi identifico nei miei personaggi; o meglio, mi identifico in tutti poiché ho dato a tutti un aspetto della mia personalità. “Sangue sul Reno” e quelli che verranno sono romanzi forse “impersonali”, ma mi piace pensare che abbiano contenuto.

E’ più difficile scrivere/pubblicare o promuovere/vendere?

Balzac e Flaubert hanno asserito che “scrivere è facile, copiare è ancora più facile, ma leggere può essere molto difficile”. Hanno ragione. Se hai storie da raccontare, in un modo o nell’altro riesci a scriverle. Il difficile viene dopo. La gente non legge quasi più, in Italia per cui pubblicare, promuovere e vendere libri è diventata una missione (quasi) impossibile. Ma è giusto che editori coraggiosi come il mio ci provino sempre. Grazie Roberto Sarra!

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